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Nessuna apocalisse né deriva robotica, ma il digitale sta cambiando davvero la nostra realtà quotidiana in modalità sempre più ampie: anche le imprese stanno apprezzando i vantaggi dell’utilizzo di software e programmi, utili ad accompagnare la gestione quotidiana delle attività, mentre sul mercato del lavoro si fanno largo le specializzazioni professionali.

Le evoluzioni del lavoro.

L’analisi della situazione è stata messa in evidenza nel corso dell’ultimo Festival del Lavoro organizzato presso il Lingotto Fiere di Torino, durante il quale l’Osservatorio statistico dei Consulenti del lavoro ha presentato uno studio comparato sulla richiesta di competenze e di figure professionali da parte delle aziende italiane negli ultimi cinque anni, indicando le modalità con cui il lavoro sta cambiando per effetto dell’automazione dei processi produttivi.

Nuovi strumenti per le imprese.

Dal punto di vista imprenditoriale, questo significa innanzitutto dotarsi dei migliori strumenti a disposizione per rendere più efficace la propria strategia e monitorare in maniera precisa e affidabile la situazione finanziaria della propria attività, in modo da efficientare gli investimenti ed evitare di accumulare una improduttiva liquidità. Sul mercato italiano esistono diverse soluzioni pensate proprio con questi obiettivi, come il pacchetto di software gestionali Danea Soft che rappresentano un fattore importante per realizzare i propri obiettivi di sviluppo del business.

Come cambia il mercato.

Dall’altra parte della “barricata” poi ci sono i lavoratori, che devono adeguare, e in maniera sempre più veloce, le proprie competenze alle nuove esigenze del mercato: la citata ricerca sui cambiamenti in atto rivela che nel quinquennio 2012-2016 ci sono stati importanti evoluzioni delle figure professionali altamente qualificate richieste dalle aziende, che hanno concentrato la loro attenzione su alcuni profili innovativi e hanno decretato il “tramonto” di altri prima ben più vincenti.

Le professioni più richieste.

In termini pratici, nella top ten dei profili altamente qualificati più richiesti dalle imprese nel periodo in esame ci sono – ed è inevitabile – numerosi riferimenti alle tecnologie digitali: l’aumento più sostanzioso è stato quello ottenuto da analisti e progettisti di software (quasi 23 mila occupati in più), seguiti dai disegnatori industriali (più di 20 mila nuovi lavori), e poi ancora da tecnici programmatori, tecnici esperti in applicazioni, tecnici del marketing e specialisti nei rapporti con il mercato, a riprova dei nuovi occhi con cui gli imprenditori approcciano al proprio business.

I lavori che cedono il passo.

Al contrario, sono in crisi le professioni che meno si sono adeguate al cambiamento, e in modo particolare segretari amministrativi, archivisti e tecnici degli affari generali, che in cinque anni sono diminuiti di oltre 42 mila unità; male anche i contabili e i tecnici statistici “tradizionali”, così come i tecnici gestori di reti e sistemi telematici, i tecnici per la trasmissione radio-televisiva e per le telecomunicazioni e i tecnici del trasferimento e del trattamento delle informazioni, ormai pressoché superati dalle nuove forme dell’automazione dei processi.

Un’analisi più ampia.

Questo dunque è l’impatto (parziale) sulle professioni della quarta rivoluzione industriale e del processo di innovazione tecnologica sul mercato del lavoro italiano: volendo interpretare i dati, si può dire che gli effetti dell’automazione sono evidenti, determinando la riduzione della domanda di alcune specifiche competenze e la crescita della domanda di altre figure professionali, che però non sempre appaiono disponibili sul mercato. Ma non è solo l’innovazione tecnologica a essere responsabile della situazione, quanto piuttosto l’insieme di tanti fattori come i cambiamenti dei mercati globali, la produttività, il costo del lavoro e i processi di riorganizzazione dei sistemi di produzione.

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